
Installate nuove stazioni di misura in Artide per la stima della perdita di massa e per lo studio del fenomeno dell’Amplificazione Artica.
Siamo abituati ad immaginare le calotte polari, in Groenlandia e in Antartide, come immensi serbatoi di ghiaccio immobile sui continenti. Invece le calotte si muovono. Si muovono prevalentemente per gravità, per effetto del loro stesso peso, dal centro -dove lo spessore è maggiore- verso le coste.
In Groenlandia lo spessore del ghiaccio raggiunge i 3200 m al centro del continente; in Antartide supera i 4000 m.
Scendendo verso le zone periferiche, la massa glaciale si assottiglia, a volte si incanala lungo i ghiacciai che sfociano nel mare, e acquista velocità. Quando i ghiacciai polari raggiungono il mare possono avere spessori di centinaia di metri e velocità di scorrimento di alcuni metri al giorno. Dove il ghiacciaio supera la linea di costa, la porzione terminale comincia a galleggiare sull’acqua e può estendersi per km o decine di km. In questo tratto, esso è naturalmente sottoposto a deformazioni e fratturazioni che possono provocare il distacco di porzioni imponenti di ghiaccio. Non essendo più in equilibrio, la massa che si distacca spesso si ribalta, prima di frantumarsi e disperdersi nell’oceano, provocando onde di tsunami. Studiando le onde sismiche generate dalla fratturazione e dallo tsunami, è possibile così rilevare e monitorare la frequenza dei distacchi e calcolare i volumi di perdita di massa di ghiaccio dalla calotta.
Presso la base militare statunitense di Thule (76.5°N, 68.8°O), in Groenlandia, dal 2010 l’INGV gestisce insieme ad ENEA, Università Sapienza di Roma ed altri partners statunitensi un osservatorio, il Thule High Arctic Atmospheric Observatory (THAAO). Poco a Nord del THAAO, nel fiordo di Wolstenholme, nell’ambito del progetto MACMAP i ricercatori dell’INGV hanno installato, nell'agosto 2021, 3 stazioni sismiche, un mareografo e una stazione meteo che funzioneranno per i prossimi 3 anni in maniera autonoma. Le stazioni registrano segnali sismici generati dalla fratturazione, dal distacco e dall’eventuale ribaltamento degli iceberg nella parte terminale dei 3 principali ghiacciai che sfociano nel fiordo. La misura dell’ampiezza dell’onda di tsunami in risonanza nel fiordo è invece misurata in modo simultaneo ma indipendente dal mareografo.
I dati verranno raccolti in un catalogo dei principali eventi di distacco, verrà fatta una stima della perdita di massa e le osservazioni verranno correlate con le misure di irradianza solare e terrestre effettuate al THAAO. Questa ulteriore analisi è volta a studiare il fenomeno dell’Amplificazione Artica, un meccanismo che sta determinando un riscaldamento dell’Artide molto più intenso rispetto al resto del pianeta.

